Come tenere traccia dei libri che leggi (senza mollare dopo due settimane)
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Come tenere traccia dei libri che leggi (senza mollare dopo due settimane)

✍️ Silvio Marini📅 3 settembre 20269 min di lettura👁 10 visualizzazioni

Il quaderno si perde, il foglio di calcolo non lo riapri più, le note del telefono diventano illeggibili a trenta titoli. I quattro modi di tenere traccia delle letture, e il punto esatto in cui ognuno si rompe.

Il problema non è iniziare, è arrivare a marzo

Quasi tutti i lettori, a un certo punto, decidono di segnare quello che leggono. Un quaderno nuovo a gennaio, un foglio di calcolo con le colonne fatte bene, una nota sul telefono. Dopo tre settimane la maggior parte ha smesso, e la cosa strana è che nessuno se ne accorge sul momento: semplicemente, un libro non viene registrato, poi un altro, e a marzo la lista è ferma a febbraio.

Non è pigrizia. È che quasi tutti i sistemi chiedono più di quello che restituiscono. Vediamo perché, e cosa regge davvero alla distanza.

Perché tenere traccia cambia come leggi

La prima ragione è banale e la scopri solo dopo: i libri evaporano. Prendi un romanzo che hai amato tre anni fa e prova a raccontarne la trama. Nella maggior parte dei casi resta un'atmosfera, un finale, forse un nome. Il resto è andato. Due righe scritte il giorno in cui l'hai finito ti riportano lì in un secondo.

La seconda è più utile. Quando sai cosa hai letto, scegli meglio cosa leggere dopo. Ti accorgi che hai letto sei thriller di fila e che forse è il momento di cambiare aria. Ti accorgi che i libri a cui hai dato i voti più alti hanno tutti qualcosa in comune, e che quel qualcosa è la cosa da cercare — che è poi il metodo di chi riesce a scegliere il prossimo libro in cinque minuti invece di restare fermo davanti alla libreria.

La terza è la meno nobile ed è quella che fa funzionare l'abitudine: guardarsi indietro dà soddisfazione. Diciotto libri in un anno sono un numero astratto finché non li vedi in fila, con le copertine. Poi diventano una cosa che hai fatto — ed è la stessa molla che regge chi si dà un obiettivo e prova a leggere cinquantadue libri in un anno.

I quattro modi di farlo, e dove ognuno si rompe

Il quaderno di carta

È il più bello e il più fragile. Scrivere a mano il titolo di un libro appena finito è un piccolo rito che vale da solo, e chi tiene un quaderno di lettura per anni finisce per affezionarcisi più che ai libri.

Si rompe su due cose. La prima: non è cercabile. A ottanta titoli, trovare "quel saggio sul sonno letto due estati fa" significa sfogliare. La seconda: il quaderno sta in un posto, e tu finisci i libri in un altro — in treno, a letto, in vacanza. Ogni volta che non ce l'hai sottomano, salti una registrazione. E le registrazioni saltate non si recuperano quasi mai.

Per chi va bene: chi legge una ventina di libri l'anno e ama il gesto in sé più dell'archivio.

Il foglio di calcolo

Potente, gratuito, tuo per sempre. Puoi ordinare, filtrare, contare, farci grafici. Chi ha una mente da database qui sta benissimo.

Si rompe sulla manutenzione. Un foglio serve finché hai voglia di compilarlo, e la voglia cala esattamente quando le colonne aumentano. Chi comincia con titolo e autore dopo un mese ha aggiunto genere, pagine, editore, data di inizio, data di fine, voto — e a quel punto registrare un libro è un lavoro da cinque minuti che rimandi. Poi smetti.

C'è anche il problema del telefono: compilare una riga di foglio di calcolo dallo schermo del cellulare è un'esperienza che nessuno vuole ripetere.

Per chi va bene: chi lavora già tutto il giorno con i fogli e ha davvero voglia di guardare i propri dati. Se la tua libreria è soprattutto digitale, il problema è più ampio: ne abbiamo parlato in come gestire una libreria digitale senza perdere la testa.

Le note del telefono

Zero attrito: apri, scrivi il titolo, chiudi. È il metodo che sopravvive più a lungo proprio perché chiede pochissimo.

Si rompe per accumulo. A trenta titoli è un muro di testo dove non trovi più niente, non sai quale hai finito e quale volevi leggere, e la nota diventa qualcosa che eviti di aprire. Nessun voto, nessuna data, nessuna copertina: hai un elenco, non una memoria.

Per chi va bene: come rete di sicurezza temporanea, mentre decidi il sistema vero.

Un'app dedicata

Toglie l'attrito che ammazza gli altri tre metodi: cerchi il titolo, l'app compila autore, copertina e pagine, tu decidi solo lo stato. È cercabile, sta nel telefono, e a fine anno ti restituisce dei numeri senza che tu abbia fatto niente di più che premere un pulsante.

Si rompe se scegli male. Le app troppo social ti mettono addosso una pressione che con la lettura non c'entra niente — recensioni da scrivere, amici da seguire, sfide da vincere. Quelle troppo complete ti chiedono di compilare quindici campi per ogni libro e finisci come col foglio di calcolo. E c'è la questione seria dei dati: se l'app chiude o cambia idea, la tua storia di lettore deve poter uscire da lì. Prima di iniziare, controlla che esista un export.

Per chi va bene: quasi tutti, se scegli qualcosa di semplice.

Cosa vale la pena registrare

La regola che tiene in piedi l'abitudine è togliere, non aggiungere. Quattro cose bastano:

  • Titolo e autore. Ovvio, ed è l'unica cosa davvero obbligatoria.
  • Quando l'hai finito. Non la data di inizio, che nessuno ricorda: quella di fine, che sai sempre.
  • Un voto. Anche approssimativo. Non serve a giudicare il libro, serve a te fra due anni per capire cosa cercavi in quel periodo.
  • Una riga tua. Non un riassunto: una frase su cosa ti ha lasciato. È la parte che vale di più e costa meno — se vuoi andare più a fondo, vedi le tecniche per prendere note mentre leggi.

Tutto il resto — editore, anno, numero di pagine, collana — è archivistica. Bella da avere se arriva da sola, un lavoro inutile se devi inserirla a mano.

Come non mollare dopo due settimane

Registra quando finisci, non quando inizi. I libri iniziati e non finiti sono tanti; registrarli tutti significa avere una lista piena di cose in sospeso che ti fa sentire in debito. La fine invece è un momento preciso, e chiude il cerchio.

Tieni una sola metrica. Se ti interessano i libri finiti, guarda quelli. Se ti interessano le pagine, guarda quelle. Chi ne segue cinque non ne segue nessuna.

Non recuperare gli arretrati. È la trappola più comune: decidi di partire e ti metti in testa di inserire prima tutto quello che hai letto negli ultimi dieci anni. Due sere dopo sei a metà del 2019 e hai già smesso. Parti dal libro che hai in mano adesso. Il passato lo aggiungi quando ti va, un titolo alla volta, e se non lo aggiungi non è successo niente.

Sono le stesse regole che tengono in piedi qualunque abitudine di lettura: ne trovi altre in sette abitudini dei lettori forti.

Accetta i buchi. Un anno in cui hai segnato metà dei libri è infinitamente meglio di un anno in cui hai smesso a febbraio perché ne avevi saltato uno.

Come lo fai con Bookstack

Bookstack nasce esattamente da questo problema. Cerchi un titolo e i dati si compilano da soli, copertina compresa. Segni lo stato — in lettura, finito, abbandonato, da leggere — e se ti va aggiorni le pagine mentre procedi. A fine anno trovi i tuoi libri in fila, con i voti, gli autori che hai letto di più e quanto ti sei avvicinato all'obiettivo che ti eri dato.

Se arrivi da Goodreads, la tua storia non resta indietro: si importa da un file CSV in un paio di minuti. E se un giorno vuoi andartene, i tuoi dati escono come sono entrati.

Prova Bookstack, è gratis — ci metti due minuti a inserire il primo libro.

Domande frequenti

Cosa conviene segnare di un libro appena finito?+
Titolo, autore, la data in cui l'hai finito, un voto anche approssimativo e una riga tua su cosa ti ha lasciato. Tutto il resto è archivistica: utile se arriva in automatico, lavoro inutile se devi inserirla a mano.
Meglio un quaderno di carta o un'app?+
Il quaderno vince sul piacere del gesto, l'app vince sulla distanza: è cercabile, sta nel telefono dove finisci davvero i libri, e non ti chiede di ricopiare i dati. Se leggi più di venti libri l'anno, l'app regge meglio.
Quanto tempo richiede tenere traccia delle letture?+
Con un sistema che compila i dati da solo, meno di un minuto per libro. È quando il sistema ti chiede di riempire dieci campi a mano che l'abitudine si rompe.
Vale la pena recuperare i libri letti anni fa?+
Non all'inizio. Ricostruire dieci anni di letture in una sera è il modo più rapido per abbandonare tutto. Parti dal libro che hai in mano adesso e aggiungi il passato quando ti va, un titolo alla volta.
Cosa succede ai miei dati se l'app che uso chiude?+
Dipende dall'app, ed è la cosa da controllare prima di cominciare: se non esiste un export dei tuoi libri, stai costruendo la tua memoria di lettore dentro una scatola che non puoi aprire.
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